La vita molto spesso è segnata da eventi a catena che ci portano in luoghi remoti.
In questo caso a Raja Ampat. Come ci siamo arrivati? E’ il caso che ci ha guidati. Eravamo all’aeroporto (ovvero la pista privata dell’unico aereo settimanale di Wakatobi per Bali). I bambini del villaggio in quest’occasione si mobilitano per l’eccezionale avvenimento, curiosi si assiepavano per guardare l’aereo. Dunque eravamo lì, per il gran caldo umido il micro gruppetto ospite del resort si era rifugiato nella saletta d’attesa dove c’era l’aria condizionata. Noi invece, patiti delle atmosfere esotiche, ci stavamo gustando i bimbi. Un’ospite olandese condivideva la nostra curiosità. Non avevamo avuto contatti con lui durante il soggiorno nel resort, perchè ognuno troppo impegnato nelle attività subacquee, eccetto una sera che, sollecitato dalla guida, aveva mostrato delle foto davvero di ottima qualità. Ora, su quella pista infuocata, sfoderata la sua macchina fotografica professionale inizia a scattare foto ai bimbi. Scambiamo qualche parola sul soggiorno e noi esterniamo tutto il nostro grande entusiasmo. Lui era si soddisfatto, ma non tanto quanto il viaggio fatto a Raja Ampat. Raja ampat ? Ma dov’è? A nord di Sulawesi, una volta Iran Jaya nel Mar delle Molucche, regione indonesiana della Papua Nuova Guinea, tra l'Oceano Indiano ed il Pacifico. Mi appunto come al solito sul taccuino di viaggio: Raja Ampat - Sorido. Ci avverte, però, viaggio difficile, immersioni molto impegnative ma splendide, fondali incredibilmente ricchi di vita e di enorme interesse naturalistico, isolotti sparsi, vegetazione superba, paesaggi lussureggianti della foresta primordiale. Ha fatto centro, si va!
Fatichiamo non poco per organizzare il viaggio, così impegnativo su tutti i punti di vista. Decidiamo uno stop over allo Stretto di Lembeh, meta per noi sempre di grande interesse, per spezzare il lungo tratto di viaggio. Così dopo tre giorni eccoci nello sperduto e isolato gruppo di isole dei Quattro Re (traduzione di Raja Ampat). Sul pontile ci attendeva lo staff al completo con Max Ammer, scopritore di questo luogo remoto. "Perchè fin quaggiù?" domandiamo. “La mia passione per la ricerca di residui bellici della seconda guerra mondiale” ci risponde. Nel resort siamo praticamente soli, eccetto Barbara e Judith, due svizzere partite dopo una settimana e due eccentrici operatori, uno tedesco e l’altro austriaco che soggiornano per cinque settimane e altrettante ne avevano trascorse a Misool, per un documentario della WDR(Tv) tedesca.
Tra l'altro il tedesco l'anno precedente aveva vinto ad Antibes la "Palme" d'Argento con il miglior documentario.Piccola nota curiosa; l'anziano operatore tedesco aveva, oltre la guida personale in acqua anche un addetto al trasporto in carriola della sua gigantesca videocamera! Una sera proiettò il suo ultimo lavoro " Isola di Coco: la montagna degli squali".Rimanemmo a bocca aperta.
La sera quindi, aneddoti sulle esperienze e avventure estreme di mare, tutte da raccontare ed ascoltare. Max, pioniere di questi luoghi ci racconta che, arrivato in queste isole, messo il naso in acqua, rimase talmente stordito da quello che vide, che il suo interesse si spostò verso la vita marina. Invitò ad un sopralluogo il noto biologo australiano Dr. Gerard Allen, il quale classifico' ben 970 specie di pesci e nella sola prima immersione censì ben 283 nuove specie! Max costruì la sua base di lavoro su Kri Island. Questo suo primo insediamento è ora utilizzato come eco-resort, mentre sull'altra baia c'è il Sorido. Si può passeggiare tra un resort e l'altro solo quando c'è bassa marea. Una lunga e placida lingua di sabbia orla questo tratto di isola. Davanti al resort una baia perfettamente circolare e una barriera corallina integra. L'isola di Kri è avvolta, per il resto, da una foresta tropicale inaccessibile. Sentiamo eccheggiare i suoni degli uccelli, suoni a noi sconosciuti come le grida dei Cacatua e il canto d'amore degli Uccelli del Paradiso (che si pensava estinti).
La sera gli alberi s'illuminano a festa come abbelliti dalle luminarie natalizie e il canto delle lucciole giganti ci trasportano nei misteri di questa terra ancora primordiale.
Le immersioni nella forte corrente le avevamo suddivise in due categorie:La prima "stile motocicletta". Capelli al vento come appunto su una moto di grossa cilindrata. Si pedala velocemente cercando di contrastare la forte corrente per poi lasciarsi andare trasportati a folle velocità da questo brodo primordiale pullulante di vita.La seconda e questa per noi una grande novità; "stile ancorati".Legati ad un uncino, sospesi nel nulla, fluttuando allo stesso ritmo dei pesci,in prima fila in mezzo a loro, a stretto contatto delle loro pinne.
Crediamo veramente che queste immersioni siano il gradino più alto finora toccato.
Mai in vita mia ho sudato sott’acqua e mai sono uscita forzatamente dal mare dopo 70 minuti senza più un filo d’aria. Gran fatica ma grande soddisfazione.
L'olandese aveva ragione!
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Autore:
Gagliardi Maria Celeste
CANALI e parole chiave:
DESTINAZIONE, Asia, Indocina e Indonesia, Indonesia, ESPERIENZA, Tipologia di viaggio, Viaggio su lunga distanza, ESPERIENZA, Finalità: attività ed esperienze, Turismo balneare e sport acquatici, Immersioni
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