Casablanca e Rabat, un Marocco diverso

Forse Casablanca sta a Rabat come Milano sta a Roma, è la vera capitale economica del regno marocchino, caotica e indaffarata, mentre l'altra ne è capitale politica, orgogliosa e semplice nella sua eleganza.
Siamo arrivati senza molte aspettative in quel di Casablanca, io e mia moglie, io italiano e lei di Singapore, io razionale fisico e lei passionale economista, connubio di due e mille culture e due e mille mondi, in un terzo: il Marocco. Non era la prima volta, eravamo stati a Tangeri ed eravamo pienamente coscienti che questo paese si sta sollevando, nel nord con i soldi spagnoli e qua nel suo centro, praticamente da solo. Per questo ci aspettavamo una citta' caotica ma disponibile in qualunque forma, indipendentemente dalla nostra provenienza, razza, religione o colore. Il marocchino si e' lasciato dietro le stupidaggini che a volte tutt'oggi sentiamo. Ti apre le porte, ti aiuta, si sente magari in deficit per non offrirti il meglio e si mette a tua disposizione. Volevamo l'autenticità. L'abbiamo trovata. Con le mappe fai da te siamo arrivati in citta' un venerdì pomeriggio. In testa mi ronzavano avvertimenti strani "è pericolosa...conosco gente che è stata aggredita!" a cui però facevano seguito altri pensieri come "perchè da noi non succede?" o altri più faceti "vai a casablanca? Per farti operare?" appunti verbali di amici, di sconosciuta origine anche a loro stessi e, mi rendo conto, a tutti.
La città è frenetica, il muezzin canta mentre noi giriamo la medina, il flea market, il mercatino delle pulci o come vogliate chiamarlo. Il muezzin prega dalle mille moschee ovunque disseminate, come chiese in Italia. Come in Italia, non troviamo nessuno che vi faccia caso. Almeno esteriormente.
Vediamo l'oceano, i riflessi ocra del tramonto sul lungo mare che porta alla grande immensa, e un po' in quel momento vuota, moschea di Hassan II.
Non troviamo taxi, abbiamo paura a tornare col buio, retaggio di oscuri quanti stupidi presagi. Ci aiutano. Il taxista non sà dov'è l'hotel e chiede, si ferma, si scusa, è un petit taxi, dovrebbe far salire anche altri ma ci da il privilegio. Arriviamo e ci chiede "un contributo". A destra e a sinistra, ogni tanto qualche taxista sarahui. Nelle mappe del paese, la parte sud si estende fino in fondo. Lo notiamo l'indomani dopo una cena luculliana a base di pesce, a pochi euro, con ottime piccantissime salse e pane arabo, che ci stende. All'ufficio turistico chiediamo per andare a Rabat, la città di Casablanca non ha più molto da dirci e la "spiaggia dei ricchi" non ci interessa. Il poliglotta incaricato ci dice in tutta onestà che arrivare è semplice anche per noi che non parliamo nè arabo nè francese, perchè "quello che vogliamo alla fine sono i soldi dei turisti.." Amen.
Andiamo a prendere il treno, di una semplicita' e puntualita' eccezionale, pulitissimo, aria condizionata e senza zone fumatori. Passiamo per una nebbiosa zona industriale, nebbia da inquinamento. E pensi al taglio delle emissioni. E' giusto che anche il secondo e terzo mondo lo faccia? L'abbiamo fatto anche noi, per tanto molto tempo. Certo non sapevamo che ci avrebbe distrutto i polmoni. Passiamo per i sobborghi, slums in pietra, acciaio e qualunque altra cosa utile. In tutte le abitazioni, comunque decine di paraboliche orientate in tutti i modi.

Eccoci a Rabat, Rabat Ville. Citta' molto ordinata. Forse perche' almeno la' dove siamo c'è il Re a qualche centinaia di metri, il parlamento... e un lungo viale che va alla medina, piu' ordinata, piu' mercato delle pulci che altro. Controlliamo oggetti vari, bellissimi lavori in pelle. Alcuni made in India, alcuni in China. Le mura, con quel color ocra sono bellissime e le fotografiamo. Andiamo verso il palazzo reale, saltiamo la Kashba, troppo difficile arrivarci tra le fitte intricate strade della medina. Il palazzo e' immenso. Le mura bellissime. Raffinate.

Mangiamo e torniamo a Casablanca, tra le donne velate Dior, quelle piu' ornate e quelle con i colpi di sole tra un sms e una chiamata. Le mamme richiamano i bambini impossibili. A Casablanca facciamo un giro tra le patacche per turisti e rientriamo. mangiamo in un ristorante vicino all'hotel, con terrazza. Cous Cous di pollo, fritto di calamari e Tanjin di pollo. Scoppiamo da quanto abbiamo mangiato. Nanna e l'indomani di parte.

Il taxi, scalcinato, va come un treno. Aeroporto Mohammed V... tutto in pratica e' intitolato al padre dell'attuale regnante. Bello moderno. Veloce.
Ecco il volo

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