La magia del Castello di Sammezzano

Un lungo viale ascendente alberato fatto di tornanti e circondato da sequoie numerate mi porta a quel tanto desiderato Castello Di Sammezzano.
Un castello di cui ho letto la magia e la storia.
E la magia veramente l'ho incontrata.
Un lungo serpente verde smeraldo mi attraversa la strada e fugge per il dirupo. Cavalieri su cavalli pezzati galoppano tutt'intorno ad una sequoia gigante in un prato scosceso. Un cercatore di tartufo dal losco viso si trasforma in un toscano dal cuore romantico e malinconico che al castello si è sposato e che ora nel parco trova tartufi e pace interiore.
E poi ecco che si intravede il Castello nel suo arabeggiante carattere, abbandonato ai suoi sfarzi ormai decadenti, imponente ma docile al vento, le finestrine chiuse in linea sono interrotte da cornicioni lavorati e smaltati. Una lanterna illumina di luce solo solare l'entrata e il grande portone di legno chiude l'entrata ormai a chiunque. Scalinate rossastre s'intersecano ai lampioni di ferro battuto. Colonne fanno da cornice al belvedere e tutt'intorno pace silenzio solitudine pura.

A guardia della cripta che doveva ospitare l'eccentrico architetto proprietario ideatore di simil bellezza, uno solo dei due leoni piangenti è rimasto. L'altro trafugato sembra realizzare la maledizione che grava sui leoni: si diceva che chi avrebbe rubato i leoni sarebbe morto della stessa morte del proprietario che morì di paralisi progressiva. E difatti due persone furono ricoverate all'opedale di firenze colpiti della stessa malattia che li portò alla morte ma prima ebbero il tempo di dichiarare di essere stati i ladri del leone di Sammezzano. Un anno dopo morì di paralisi un antiquario che aveva acquistato il leone e poco dopo anche una nobildonna lombarda che acquistò lo stesso leone morì della stessa malattia. Ma il leone non fu ritrovato in casa della nobildonna.

Il leone rimasto ci è parso malinconicamente sorridente e la magia si è svelata anche davanti ad esso con una grande farfalla bianca che dopo minuti di volo radente sulle nostre teste quasi ci cercasse si posa sul dito alzato di G. e li vi rimane al caldo dei raggi del sole.

Prima di ritornare sui nostri passi ecco l'incontro con una giovane donna che si rivela quasi una fata protettrice delle speranze di Sammezzano. Non ci svela le sue origini e ci dice che non ha mai visto Sammezzano all'interno ma in pochi minuti ci descrive ogni dettaglio dei grandi saloni, ogni tintinnio degli enormi lampadari, ogni riflesso degli smalti. Ci viene da pensare che sia una fata tramutata in donna per raccontare alle persone che cercano il Castello disperatamente, come me, della sua splendente grandezza.

Sammezzano è magia.

Autore:

mangili silvia

CANALI e parole chiave:

ESPERIENZA, Finalità: attività ed esperienze, Turismo culturale, DESTINAZIONE, Europa, Italia, Toscana, ESPERIENZA, Tipologia di viaggio, Castello

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